La Battaglia
Domenica
22 aprile 1798,
di mattina, i reggimenti Regi, Savoia, Marina,
Peyer-Rimoff, Zimmermann, Bachmann lasciarono gli alloggiamenti di
Gravellona situati, si ritiene, nei pressi del borgo di S.Maurizio e
marciarono verso i rivoluzionari stanziati nei dintorni di Omavasso. Lo
scontro avverrà nell'unica zona allora libera dalle acque del fiume Toce,
indicativamente dove ora sorge il casello della ferrovia.
La
battaglia vera e propria ha inizio verso le 10 al "suono della
Marsigliese". Si combatteva da circa due ore tra la sponda destra del
Toce e i primi contrafforti della montagna in un terreno intriso
dall'acqua delle recenti piogge. I Regi non riuscivano ad avanzare, anzi
indietreggiavano probabilmente restii a farsi ferire dai colpi dei due
cannoni portati da Domodossola e caricati a mitraglia (N.B. Non
avendo documentazione ne sul calibro ne sul tipo, nel diorama sono stati
ricostruiti come due normali cannoni dell'epoca, ma poiché la cittadella
di Domodossola era molto periferica e probabile che non fossero affatto
moderni, anzi si ritiene che fossero dei residuati). Verso mezzogiorno
giunsero altri repubblicani in aiuto,ma non la compagnia comandata da
Giulio Albertazzi rimasta ancora a Domo. In un breve lasso di tempo le
sorti dei "patrioti" si capovolsero: un soldato regio riuscì ad
avvicinarsi, nascosto dal fumo delle bordate, ad un
cannone e ne uccise i serventi, consentendo così ai soldati regi di
avanzare contro un lato dello schieramento rivoluzionario senza essere
colpiti da una "mitraglia"; intanto giunsero ulteriori
rinforzi ai regi, le nuove truppe provenienti da Arona, sbarcando a
Feriolo, arrivarono a Gravellona e costrinsero,con le minacce,un abitante
del posto a indicargli un guado dello Strona (il numero di 2500 uomini di
rinforzo pubblicato dalla Gazzetta di
Lugano e improbabile, si pensi solo a quante imbarcazioni ci sarebbero
volute ).Nel contempo "sei compagnie di granatieri dei reggimenti di
Savoia e della Marina" come ci dice lo storico Carlo Botta che
militò nelle file repubblicane,forse esagerando per amor di parte, passò
il Toce, sbaragliò la compagnia di granatieri della Cisalpina messi a
guardia del fiume dal Comandante Leotto e prese alle spalle i
Patrioti.
Gli insorti si videro così perduti e lasciando sul terreno 150 morti e
400 prigionieri si diedero alla fuga verso la Svizzera nascondendosi nei
luoghi più disparati dai quali molti vennero stanati e anche uccisi dai
popolani fedeli al re, come ricorda il Marchese Enrico Costa di Bearengard
nelle proprie "memorie a proposito del fallito tentativo di far
insorgere l'Ossola"."La
metà dei Patrioti, le loro bandiere, i cannoni sono rimasti a noi; il
resto e fuggito sulle montagne,dove i contadini ne hanno fatto giustizia
sommaria, d'altra parte voi sapete che,checche si faccia, il contadino ama
il Re e vuole la stabilità".
Queste parole sono confermate dal fatto che al movimento rivoluzionario in
Ossola aderirono solo quelli che potremo oggi definire gli intellettuali,
notai, gente di cultura, ex ufficiali regi,ma non il "volgo".
L 'estrema conseguenza della battaglia si ebbe a Domodossola Sabato
28. Domenica 29 e Lunedì 30 aprile, dove 64 insorti vennero fucilati;più
tardi,il 26 maggio,ne vennero fucilati altri 10 a Casale tra cui il
Comandante Leotto e il suo aiutante Lion.
Il 29 giugno Albertazzi a Pallanza e Graziano Belloni alla tèrriera di
Omegna concludendo l'eccidio con la fucilazione per spregio del suo paese
natale,Vogogna,dell'avvocato Filippo Grolli guardato a vista da ben 85
soldati regi! Si può notare con amarezza, di fronte al sacrificio di
tanti uomini per un ideale di maggior democrazia, quanto la politica tra
il Direttorio,l'allora governo francese, la Repubblica Cisalpina e il Re
di Sardegna,influisse sugli eventi,la mancanza degli aiuti promessi causò
in parte la sconfitta di Leotto così pochi mesi dopo, le avvisaglie di
una nuova coalizione di stati europei, spinse la Francia ad ordinare,il 5
dicembre,al Generale Joubert l'attraversamento delTicino, l'occupazione di
Novara e di seguito di Torino. L'8 dicembre Carlo Emanuele IV abdicò e
partì per la Sardegna e lo stato sardo prese il nome di Repubblica
Cisalpina.
|